Il progetto Rubi Antiqua

Il 18 maggio, presso Santa Teresa dei Maschi a Bari, abbiamo partecipato alla conferenza di presentazione del progetto Rubi antiqua di Daniela Ventrelli, archeologa barese a Parigi, dove porta avanti da circa 6 anni la ricerca sul collezionismo ottocentesco privato, focalizzandosi sul caso particolare di Ruvo di Puglia e della Collezione Jatta.
La conferenza è stata organizzata nell’abito delle attività promosse dalla Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro.

18581545_1874260736123415_8746736431667886775_nLunga e articolata è stata l’esposizione del progetto, che vede coinvolti più istituti di ricerca e partner pubblici e privati italiani e stranieri e che ha consentito di svelare, attraverso lo studio delle fonti d’archivio inedite, alcuni aspetti del collezionismo ottocentesco di Ruvo sconosciute e in alcuni casi ricche di curiosi particolari.

Tanta e tale era l’abbondanza di reperti archeologici rinvenuti a Ruvo tale da definirla nel 1829 “caso unico in tutta la Puglia”.
Numerose le vicende che ruotano intorno alla formazione della collezione raccolta oggi nel Museo Nazionale Jatta, strettamente legata alle vicende familiari, e altrettante quelle che hanno consentito a Daniela Ventrelli di portare avanti e promuovere con tanta caparbietà il progetto ruvese in Francia.

Difatti l’aspetto più affascinante ed umano della vicenda è legato proprio alla casualità con la quale il fato (per dirla in termini mitologici) ha mescolato ed incastrato i tasselli che hanno visto la nascita e l’evoluzione del progetto.

Una storia di grande volontà, fermezza, determinazione mischiata alla casualità, alle scelte dell’ultimo momento, agli incontri e alle conoscenze.

Daniela ci ha trasmesso una grande professionalità ma anche la necessità di non abbattersi mai davanti alle difficoltà, che puó sembrare una frase fatta, ma mai fu più veritiera per la nascita di Rubi Antiqua.

Insomma perseverare sempre e risollevarsi dopo le delusioni è la parola d’ordine. Ed è proprio il messaggio che si voleva trasmettere agli studenti specializzandi, proiettati verso una professione difficile come quella dell’archeologo.

Un messaggio declinabile per chiunque e per qualunque ambito professionale.

Al termine Daniela fa dono a tutti di un segnalibro con un augurio personale: “Quand tu auras désappris à espérer, je t’apprendrai à vouloir” (Quando avrai smesso di sperare io ti insegneró a volere).

Ai nostri concittadini ruvesi invece, noi regaliamo l’augurio che Giovanni Jatta, nel 1844 fa a sé stesso, ovvero che nuovi ingegni infervorati seguano il suo esempio, per dilatare l’onore della propria nobilissima e antichissima città.

Prosit.

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